Attraversare il significato per arrivare al significante | Atravesar el significado para llegar al significante
Attraversare il significato per arrivare al significante
Quando affermo che l’Almanautica Poesia cerca di attraversare il significato per arrivare al significante, non intendo proporre una formula linguistica né stabilire una regola attraverso la quale leggere o scrivere poesia. Cerco piuttosto di dare un nome a un movimento che riconosco da tempo nella mia scrittura: quello che mi conduce a non fermarmi davanti a ciò che una parola significa immediatamente, ma a cercare ciò che quella parola può ancora diventare quando entra nello spazio poetico.
Ogni parola possiede un significato che ci permette di comprenderla e di condividere attraverso di essa una parte della realtà. Ne abbiamo bisogno per comunicare, nominare, riconoscere. Eppure, quando una parola entra nella poesia, qualcosa cambia. Il suo significato rimane, ma non basta più a contenerla. Il suono, il ritmo, la posizione nel verso, il silenzio che la precede o la segue, la relazione con le altre parole e persino ciò che essa non dice apertamente cominciano a generare altre possibilità. La parola continua a significare, ma contemporaneamente comincia ad accadere.
È in questo passaggio che riconosco uno dei luoghi fondamentali dell’Almanautica Poesia.
Comprendere una poesia, per me, non significa esaurirne il senso. Se dopo aver letto un verso potessimo tradurlo completamente in una spiegazione e considerare concluso il nostro incontro con esso, probabilmente avremmo compreso il suo messaggio, ma non necessariamente avremmo attraversato la sua poesia. Un componimento autentico conserva sempre qualcosa che resiste alla spiegazione. Non perché debba essere oscuro o incomprensibile, ma perché la parola poetica possiede una capacità di risonanza che supera ciò che possiamo parafrasare.
Questa differenza è essenziale. Non credo che la poesia debba complicare artificialmente il linguaggio per apparire profonda. L’oscurità non è di per sé profondità, così come la semplicità non coincide con la superficialità. Esistono parole semplicissime capaci di aprire dentro di noi spazi immensi. Mare, madre, casa, assenza, luce, terra: sappiamo perfettamente cosa significano, eppure nessuna definizione può contenere tutto ciò che possono diventare nella vita di una persona e, ancora di più, dentro una poesia.
Attraversare il significato significa allora partire da ciò che conosciamo senza considerarlo un punto d’arrivo. Significa concedere alla parola il tempo di mostrarci le sue stratificazioni, la sua memoria, la sua materia sonora, le immagini che custodisce e quelle che genera nel momento in cui incontra la nostra esperienza. Il significante, nella mia ricerca poetica, è anche questo spazio di ulteriore presenza: il luogo nel quale la parola non si limita più a indicare qualcosa, ma comincia a farcelo percepire.
Se scrivo mare, non desidero necessariamente spiegare il mare. Posso guardarlo e riconoscere l’acqua, l’orizzonte, il movimento, la distanza. Questo appartiene ancora alla realtà che condividiamo. Ma se rimango davanti al mare abbastanza a lungo, se permetto al suo movimento di incontrare il mio, quella parola può aprire qualcosa che non era contenuto nella sua definizione. Può diventare memoria senza smettere di essere acqua, immensità senza cessare di essere materia, domanda senza trasformarsi in concetto astratto. Non ho bisogno di costringerla a essere simbolo di qualcosa. Posso permetterle di essere presenza.
Ed è proprio qui che l’Almanautica Poesia incontra la contemplazione della bellezza muta. Il mondo non esiste soltanto perché noi possiamo interpretarlo. Una pietra, un albero, la pioggia, una riva, il vento possiedono una realtà che precede la metafora che potremmo costruire su di essi. Quando scrivo, cerco di non appropriarmi immediatamente di quella realtà per trasformarla in rappresentazione di me stessa. Provo prima ad ascoltarla. È un esercizio difficile, perché l’essere umano tende naturalmente a ricondurre ciò che incontra alla propria esperienza. La poesia, invece, può insegnarci anche il movimento contrario: uscire per un momento dal centro e riconoscere la presenza dell’altro, compreso quell’altro che non possiede voce umana.
Da questa consapevolezza nasce ciò che nella mia poetica definisco animus del creato. Non attribuisco al mare, agli alberi o alla terra una psicologia umana; cerco piuttosto di riconoscere che il creato non è materia muta in attesa che il poeta gli assegni un significato. Esiste, accade, trasforma e ci trasforma. La parola poetica può entrare in relazione con questa presenza. E quando accade, il significante non è più soltanto la forma di una parola: diventa il luogo dell’incontro tra ciò che nominiamo e ciò che quella presenza riesce a suscitare senza lasciarsi interamente possedere dalla nostra interpretazione.
Per questo considero importante anche il silenzio. Nella poesia il silenzio non è semplicemente ciò che rimane quando finiscono le parole. È parte della parola stessa. Una pausa può modificare un significato, un verso interrotto può lasciare aperta una possibilità, uno spazio bianco può chiedere al lettore di sostare. Anche ciò che non viene detto partecipa alla costruzione poetica. Il significante abita dunque la parola, ma anche il respiro che le consente di esistere.
La poesia, in questa prospettiva, non consegna al lettore un oggetto chiuso. Gli offre una soglia. Chi legge porta con sé la propria memoria, le proprie ferite, la propria lingua, i propri silenzi. Per questo lo stesso verso può raggiungerci diversamente in momenti differenti della vita. Le parole sulla pagina non sono cambiate, ma siamo cambiati noi, e nell’incontro tra la permanenza della parola e il movimento della nostra esistenza nasce ogni volta una possibilità nuova di significazione.
Non considero questo un limite dell’interpretazione. Al contrario, è una delle libertà più profonde della poesia. Naturalmente un testo possiede la propria identità e l’autore ne custodisce l’origine e l’intenzione; ma una volta che la parola poetica incontra un lettore autentico, entra in una relazione che non può essere completamente prevista. La poesia continua a vivere proprio perché non coincide interamente con la spiegazione che possiamo darne.
Anche la mia esperienza tra italiano e spagnolo mi ha reso particolarmente sensibile a questo aspetto. Vivere poeticamente due lingue significa sapere che una parola non attraversa mai perfettamente il confine che la separa da un’altra. Possiamo tradurne il significato, ma il suono, la memoria culturale, il ritmo e la temperatura emotiva possono cambiare. Per questo non vivo necessariamente una delle mie lingue come originale e l’altra come sua copia. Una poesia può nascere in italiano oppure in spagnolo perché è proprio quella lingua, in quel momento, a possedere il significante capace di accoglierla.
Attraversare il significato per arrivare al significante significa quindi, per me, restituire alla parola la possibilità di non essere soltanto spiegazione. Significa attraversare ciò che sappiamo per avvicinarci a ciò che possiamo percepire, senza pretendere di possederlo completamente. Significa accettare che una poesia possa essere compresa e continuare, nello stesso momento, a custodire mistero.
L’Almanautica Poesia nasce anche da questa fiducia: la convinzione che la parola possieda ancora territori non consumati dall’uso, che possa tornare a sorprenderci se impariamo a sostare davanti a essa e che il compito del poeta non sia sempre quello di aggiungere significati al mondo, ma qualche volta quello di togliere il rumore che ci impedisce di ascoltarlo.
Per questo non desidero che una mia poesia venga soltanto capita. Desidero che possa essere attraversata. E che, dopo averla attraversata, il lettore non trovi necessariamente una risposta, ma uno spazio più ampio nel quale continuare a interrogare la parola, se stesso e ciò che lo circonda.
Perché il significato può indicarci una direzione.
Il significante, qualche volta, può farci iniziare il viaggio.
Atravesar el significado para llegar al significante
Cuando afirmo que la Poesía Almanáutica busca atravesar el significado para llegar al significante, no pretendo proponer una fórmula lingüística ni establecer una regla a través de la cual leer o escribir poesía. Intento, más bien, dar nombre a un movimiento que reconozco desde hace tiempo en mi escritura: aquel que me lleva a no detenerme ante lo que una palabra significa inmediatamente, sino a buscar aquello en lo que esa palabra todavía puede convertirse cuando entra en el espacio poético.
Cada palabra posee un significado que nos permite comprenderla y compartir a través de ella una parte de la realidad. Lo necesitamos para comunicar, nombrar, reconocer. Sin embargo, cuando una palabra entra en la poesía, algo cambia. Su significado permanece, pero ya no basta para contenerla. El sonido, el ritmo, la posición en el verso, el silencio que la precede o la sigue, la relación con las demás palabras e incluso aquello que no dice abiertamente comienzan a generar otras posibilidades. La palabra continúa significando, pero al mismo tiempo comienza a suceder.
Es en este tránsito donde reconozco uno de los lugares fundamentales de la Poesía Almanáutica.
Comprender un poema, para mí, no significa agotar su sentido. Si después de leer un verso pudiéramos traducirlo completamente en una explicación y considerar concluido nuestro encuentro con él, probablemente habríamos comprendido su mensaje, pero no necesariamente habríamos atravesado su poesía. Un poema auténtico conserva siempre algo que se resiste a la explicación. No porque deba ser oscuro o incomprensible, sino porque la palabra poética posee una capacidad de resonancia que supera aquello que podemos parafrasear.
Esta diferencia es esencial. No creo que la poesía deba complicar artificialmente el lenguaje para parecer profunda. La oscuridad no es en sí misma profundidad, así como la sencillez no equivale a superficialidad. Existen palabras sencillísimas capaces de abrir dentro de nosotros espacios inmensos. Mar, madre, casa, ausencia, luz, tierra: sabemos perfectamente lo que significan y, sin embargo, ninguna definición puede contener todo aquello en lo que pueden convertirse en la vida de una persona y, aún más, dentro de un poema.
Atravesar el significado significa entonces partir de aquello que conocemos sin considerarlo un punto de llegada. Significa conceder a la palabra el tiempo necesario para mostrarnos sus estratos, su memoria, su materia sonora, las imágenes que custodia y aquellas que genera en el momento en que encuentra nuestra experiencia. El significante, en mi búsqueda poética, es también este espacio de presencia ulterior: el lugar en el que la palabra deja de limitarse a señalar algo y comienza a hacérnoslo percibir.
Si escribo mar, no deseo necesariamente explicar el mar. Puedo mirarlo y reconocer el agua, el horizonte, el movimiento, la distancia. Esto pertenece todavía a la realidad que compartimos. Pero si permanezco ante el mar el tiempo suficiente, si permito que su movimiento encuentre el mío, esa palabra puede abrir algo que no estaba contenido en su definición. Puede convertirse en memoria sin dejar de ser agua, en inmensidad sin dejar de ser materia, en pregunta sin transformarse en concepto abstracto. No necesito obligarla a ser símbolo de algo. Puedo permitirle ser presencia.
Y es precisamente aquí donde la Poesía Almanáutica encuentra la contemplación de la belleza muda. El mundo no existe únicamente para que nosotros podamos interpretarlo. Una piedra, un árbol, la lluvia, una orilla, el viento poseen una realidad que precede a la metáfora que podríamos construir sobre ellos. Cuando escribo, intento no apropiarme inmediatamente de esa realidad para transformarla en representación de mí misma. Primero intento escucharla. Es un ejercicio difícil, porque el ser humano tiende naturalmente a reconducir aquello que encuentra hacia su propia experiencia. La poesía, en cambio, puede enseñarnos también el movimiento contrario: salir por un momento del centro y reconocer la presencia del otro, incluido ese otro que no posee voz humana.
De esta conciencia nace aquello que en mi poética defino como animus de lo creado. No atribuyo al mar, a los árboles o a la tierra una psicología humana; intento, más bien, reconocer que la creación no es materia muda a la espera de que el poeta le asigne un significado. Existe, sucede, transforma y nos transforma. La palabra poética puede entrar en relación con esta presencia. Y cuando ocurre, el significante deja de ser únicamente la forma de una palabra: se convierte en el lugar del encuentro entre aquello que nombramos y aquello que esa presencia logra suscitar sin dejarse poseer enteramente por nuestra interpretación.
Por eso considero importante también el silencio. En la poesía, el silencio no es simplemente aquello que queda cuando terminan las palabras. Forma parte de la palabra misma. Una pausa puede modificar un significado, un verso interrumpido puede dejar abierta una posibilidad, un espacio en blanco puede pedir al lector que se detenga. También aquello que no se dice participa en la construcción poética. El significante habita, por tanto, la palabra, pero también el aliento que le permite existir.
La poesía, desde esta perspectiva, no entrega al lector un objeto cerrado. Le ofrece un umbral. Quien lee lleva consigo su propia memoria, sus heridas, su lengua, sus silencios. Por eso un mismo verso puede alcanzarnos de manera diferente en distintos momentos de la vida. Las palabras sobre la página no han cambiado, pero nosotros sí, y en el encuentro entre la permanencia de la palabra y el movimiento de nuestra existencia nace cada vez una nueva posibilidad de significación.
No considero esto un límite de la interpretación. Al contrario, es una de las libertades más profundas de la poesía. Naturalmente, un texto posee su propia identidad y el autor custodia su origen y su intención; pero una vez que la palabra poética encuentra a un lector auténtico, entra en una relación que no puede ser completamente prevista. La poesía continúa viviendo precisamente porque no coincide enteramente con la explicación que podemos dar de ella.
También mi experiencia entre el italiano y el español me ha hecho particularmente sensible a este aspecto. Vivir poéticamente dos lenguas significa saber que una palabra nunca atraviesa de manera perfecta la frontera que la separa de otra. Podemos traducir su significado, pero el sonido, la memoria cultural, el ritmo y la temperatura emocional pueden cambiar. Por eso no vivo necesariamente una de mis lenguas como original y la otra como su copia. Un poema puede nacer en italiano o en español porque es precisamente esa lengua, en ese momento, la que posee el significante capaz de acogerlo.
Atravesar el significado para llegar al significante significa entonces, para mí, devolver a la palabra la posibilidad de no ser únicamente explicación. Significa atravesar aquello que sabemos para acercarnos a aquello que podemos percibir, sin pretender poseerlo por completo. Significa aceptar que un poema pueda ser comprendido y continuar, al mismo tiempo, custodiando misterio.
La Poesía Almanáutica nace también de esta confianza: la convicción de que la palabra todavía posee territorios no consumidos por el uso, que puede volver a sorprendernos si aprendemos a detenernos ante ella y que la tarea del poeta no consiste siempre en añadir significados al mundo, sino, algunas veces, en retirar el ruido que nos impide escucharlo.
Por eso no deseo que uno de mis poemas sea solamente comprendido. Deseo que pueda ser atravesado. Y que, después de atravesarlo, el lector no encuentre necesariamente una respuesta, sino un espacio más amplio en el cual continuar interrogando la palabra, a sí mismo y aquello que lo rodea.
Porque el significado puede indicarnos una dirección.
El significante, algunas veces, puede hacernos comenzar el viaje.

No responses yet